I mass-media non ne parlano, ma l'Irlanda primo paese a uscire con successo da aiuti Ue-Fmi

Pubblicato il da radiant catalyst

L'Irlanda è diventata oggi ufficialmente il primo Paese dell'area euro a uscire dal programma di aiuti di Unione europea e Fondo monetario internazionale, dopo esser riuscita già da tempo a tornare e reperire finanziamenti diretti sul mercato del debito pubblico. Il supporto è durato poco più di tre anni: era iniziato nel novembre del 2010 dopo un collasso del mercato immobiliare del Paese che aveva virtualmente distrutto il settore creditizio, costringendo lo Stato ad effettuare giganteschi salvataggi delle banche e così facendo lievitare il deficit a valori ingestibili.

Da allora Dublino ha macinato progressi su progressi e ora può contare su un livello di crescita economica tra i più consistenti dell'area valutaria, la già citata ritrovata capacità di autorifinanziare il debito pubblico e una disoccupazione che per quanto sempre alta, al 13%, è però in calo e vicina alla media dell'area euro. A sancire la fine del programma è stata l'approvazione da parte della Commissione europea dell'ultima tranche di aiuti, tra l'altro per un ammontare più che altro simbolico: 800 milioni di euro rispetto ai 67,5 miliardi mobilitati nel triennio.

In parallelo l'Ue ha pubblicato il rapporto finale sul Paese che parla di una performance "molto positiva" nell'ultimo anno, aggiungendo che le misure previste nel programma di correzione hanno avito una solida attuazione. Ci sono due aspetti significativi che val la pena di ricordare sul caso irlandese. Il primo è che il disastro creditizio, immobiliare e bancario è esploso poco dopo che le banche irlandesi avevano brillantemente superato gli stress test europei. Il secondo è che tra i vari che hanno ricevuto aiuti, pieni o parziali - ovvero Grecia, Portogallo e Spagna - l'Irlanda è stata probabilmente quella a resistere di più ad alcune delle misure pretese dalla Troika di commissione Ue, Bce e Fmi.

In particolare ha difeso a spada tratta la fiscalità di vantaggio che offre alle multinazionali, nonostante le fortissime pressioni della Troika dietro le quali ci stavano le richieste di Berlino. I fatti sembrano dar ragione agli irlandesi, che hanno avuto un atteggiamento negoziale duro ma poi hanno scrupolosamente rispettato gli impegni presi. L'opposto di quel che si è visto in Grecia, in cui solitamente le richieste della Troika sono state accettate senza impuntarsi più di tanto, salvo poi non attuarle. E la Grecia resta il paese più lontano in prospettiva da una fine degli aiuti. "Mi congratulo con il governo e il popolo irlandesi per questo risultato, frutto dei loro sacrifici", ha commentato il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso.

Secondo Olli Rehn, responsabile degli Affari economici "la conclusione coronata dal successo del programma sull'Irlanda è un segno che la nostra risposta comune alla crisi sta dando risultati". Soddisfatte ma senza eccessi le dichiarazioni di Dublino. "E' solo una tappa e non siamo alla fine del viaggio, ma è una tappa importante", ha affermato il ministro delle finanze Michael Noonan. "Siamo usciti dal programma di aiuti".

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