Il Governo Letta regala la Banca d’Italia alla grande finanza internazionale

Pubblicato il da radiant catalyst

18 dicembre 2013 - Un decreto legge incostituzionale del Governo Letta regalerà la Banca d’Italia alla grande finanza internazionale

Lo scrittore Alberto Roccatano, autore del saggio “Dalle stragi del 1992 a Mario Monti” (di cui raccomando a tutti la lettura, in una sua recente inchiesta ha definito l’attuale Esecutivo”un Governo di congiurati”, dimostrando come la recente rivalutazione delle quote di partecipazione degli enti privati alla nostra Banca Centrale preluda ad un ingabbiamento definitivo del Popolo Italiano.

L’obiettivo del Governo del bilderberghino Letta, imposto all’Italia dalla regia di Napolitano, si pone infatti l’obiettivo di impedire agli Italiani, nella cornice della legalità, di recuperare quella sovranità monetaria rivendicata invece in questi giorni di dura protesta popolare.

Anche il giornalista Francesco Forte, dalle pagine del Giornale, ha recentemente denunciato un’ulteriore cessione di sovranità dello Stato da parte di Letta ai poteri forti della grande finanza internazionale, dichiarando che stiamo letteralmente svendendo la Banca d’Italia alla Germania.

pare infatti che questo Governo stia svendendo a Berlino la nostra riserva aurea di 92 miliardi di Euro e 66 miliardi di valute pregiate e la nostra quota del 18% nella Banca Centrale Europea, quella del 3,24% nel Fondo Monetario e il controllo sui 145 miliardi di Euro di circolazione monetaria in Italia.

Più che un dubbio, si tratta di una drammatica certezza. Pochi Italiani si sono presi la briga di andarsi a leggere la Gazzetta Ufficiale del 30 Novembre 2013, e nello specifico il titolo II, riguardante la Banca d’Italia, quello che la autorizza ad aumentare il proprio capitale a 7,5 miliardi e dispone anche che nessuno dei suoi azionisti possa avere più del 5% del capitale sociale. Secondo quanto si legge, gli azionisti possono essere banche e assicurazioni non solo italiane ma anche estere, se hanno sede legale e amministrazione centrale in uno Stato dell’Unione Europea. Il passaggio della Banca d’Italia, già in mano a voraci banche e assicurazioni private, ad un effettivo controllo estero, alla luce dell’introduzione di queste norme, non è una ipotesi irreale, ma un serio e concreto rischio. Infatti, in base alla regola del 5%, il 43,8% delle quote attuali di banche italiane dovrà essere venduto. Intesa San Paolo dovrà cedere il 25,3%, Unicredit il 17,3% e la Cassa di Bologna l’1,2%. Totale 43,8%. Inoltre, come rileva Francesco Forte, ci sono già tre soggetti finanziari esteri che possiedono quote di Banca d’Italia. Due, ossia la Banca Nazionale del Lavoro (di proprietà della BNP-Paribas) e la Allianz, non hanno la sede e l’amministrazione centrale in Italia ma in Francia e Germania. Le Assicurazioni Generali, pur avendo sede e direzione centrale in Italia, non hanno una maggioranza di controllo interamente italiana. La BNL ha il 2,8%, la Allianz l’1,3 e le Generali il 6,3. In totale, quindi, i soggetti esteri di diritto o di fatto già hanno il 10,4% del capitale di Bankitalia. Sommato al 43,8 di soggetti italiani, che va ceduto, fa il 54,2%. Qualcuno potrà obiettare che ci possano anche essere soggetti finanziari italiani interessati a comprare quote della Banca d’Italia, come ad esempio Cassa depositi e prestiti. Ma sin qui sono state contate solo le quote che dovranno vendute obbligatoriamente, non tutte quelle che possono, in teoria, essere vendute: cioè tutte quelle dei proprietari attuali. E fra questi, come rileva sempre Forte, qualcuno potrebbe avere necessità o elevata convenienza a vendere, ad esempio La Fondiaria, che fa parte del gruppo Ligresti. Inoltre, la convenienza a vendere potrà dipendere dal prezzo che verrà offerto. E una banca non italiana dell’Unione Europea potrebbe offrire un prezzo allettante per ottenere una partecipazione “strategica”.

Questo decreto legge consente inoltre agli attuali detentori delle quote di Bankitalia in eccesso al 5% di tenerle nel proprio patrimonio in parcheggio, senza diritto di voto e senza utili. Una tale partecipazione è accettata dal collegio sindacale di una banca o di un’assicurazione solo in attesa di vendita a un prezzo soddisfacente. Diversamente si tratta di un cespito che non avrebbero convenienza a mantenere, avendo ogni società per azioni, come fine, il profitto. E ciò soprattutto quando si stia discutendo di riserve patrimoniali obbligatorie.

Avete capito, quindi, dove vogliono andare a parare Letta e Saccomanni? Con una maggioranza estera della Banca d’Italia (maggioranza che ne deterebbe quindi il controllo), saremmo costretti a restare, con le mani legate, dentro il sistema dell’Euro perché non conteremmo più nulla. Non avremmo più alcuna voce in capitolo in sede BCE e in sede di istituzioni bancarie, come l’Unione Bancaria Europea, sorvegliata dalla Bce. Saremmo vincolati a tal punto che non potremmo uscire dall’Euro neanche se lo volessimo, o se un eventuale referendum popolare lo sancisse, perché le nostre riserve auree valutarie sarebbero nel totale controllo di banche estere che potrebbero rifiutare di emettere Euro-Lire, garantite da tali riserve.

Francesco Forte si chiede perché mai il ministro dell’Economia Saccomanni abbia pensato ed attuato una norma che crea gravosi rischi di perdita di autonomia alla nostra economia. La risposta sta probabilmente nella visita del “saccheggiatore dei campi di battaglia” (come l’ho definito in un mio precedente articolo) a Berlino per una riunione segreta e riservata con il Presidente della Bundesbank e il Ministro tedesco dell’Economia Schaueble, riunione, secondo varie indiscrezioni che sono filtrate, finalizzata a discutere l’Unione Bancaria Europea.

Occorre denunciare subito che, quelle pubblicate dalla Gazzetta Ufficiale, sono norme incostituzionali, in primis perché poste in un decreto legge mentre a esse manca ogni requisito di necessità e urgenza, e poi perché violano l’articolo 47 della Costituzione, I comma, che stabilisce che la Repubblica disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Con una Banca d’Italia a maggioranza estera (il che sarebbe una novità assoluta nel panorama delle Banche centrali) la politica del credito viene gestita dall’estero. Il potere monetario non può e non deve essere venduto (anzi, in questo caso svenduto) a soggetti esteri per decreto legge.

Chi avvalla o permette simili colpi di mano nel silenzio più assoluto dei giornali e all’insaputa dell’opinione pubblica, è un criminale e un traditore della Nazione. E dovrebbe trovare posto nelle patrie galere, non sui banchi del Governo. Un Governo peraltro ormai delegittimato e che dobbiamo mobilitarci tutti per far cadere al più presto, per evitare che possa fare ulteriori danni.

Mi chiedo dove sia la Magistratura e perché continui a guardare dall’altra parte. Anche i magistrati sono uomini e sono padri di famiglia. Vogliono veramente che i loro figli crescano in un’Italia totalmente asservita alla grande finanza usurocratico-bancaria internazionale?

Ci sarà mai un magistrato che finalmente apra gli occhi e faccia mettere sotto sequestro tutte le quote private della Banca d’Italia? Forse il momento è vicino, lo stiamo tutti aspettando!

Nicola Bizzi

http://www.signoraggio.it/fermiamo-questo-governo-sta-regalando-la-banca-ditalia-ad-angela-merkel/

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