“Mia figlia si cura con la cannabis, ma non abbiamo più soldi per comprarla”, l’appello disperato di una mamma pensionata

Pubblicato il da radiant catalyst

17/01/2014 15:00

“Chi può aiutare mia figlia?” E’ la prima domanda della signora Teresa, che dopo aver scritto più volte alle istituzioni locali e nazionali, senza avere risposta, ha affidato il suo appello alla stampa. “Mia figlia Valentina si cura con la cannabis, è l’unica medicina che le fa effetto”, continua la signora. “Spendiamo 6/700 euro al mese (nella foto l’ultima fattura di oltre 1000 euro) solo per la cannabis, arrivando ad 800 con le altre medicine.Io e mio marito siamo pensionati, e non riusciamo più ad andare avanti così. Non mi vergogno di dirle che non ho i soldi per farmi riparare le scarpe bucate, ma ho la dignità di una persona che è stata abbandonata dalle istituzioni e vuole almeno essere ascoltata”.

L’incubo ha inizio nel 2007, quando la signora, notando che la figlia dormiva con molti cuscini e avendo scoperto che lo faceva “per paura di soffocare” chiede consiglio a due diversi otorini che le consigliano un intervento di settoturbinoplastica. Dopo la TAC e la laurea nel 2007, si opera. “Un intervento di routine che fanno tanti, risolvibile in pochi giorni secondo il chirurgo”, racconta oggi la mamma, “E invece per mia figlia è iniziato il calvario“. Svanito l’effetto dell’anestesia la ragazza comincia infatti ad avvertire un fortissimo dolore al naso e agli occhi, un dolore che non è mai scomparso e l’accompagna ancora oggi costantemente. “Ha assunto antidolorifici, antibiotici, ha provato tutti i farmaci, abbiamo consultato tantissimi specialisti di vario genere tra otorini e neurologi. Nessuno sa come rimediare. Un dottore l’ha rioperata a Bologna, ma il dolore continua come sempre. Nel primo intervento sarebbero a quanto pare state lese le terminazioni nervose di un organo delicatissimo come il naso. Sono state provate tante terapie, con nessun esito. La diagnosi è di dolore neuropatico cronico in esito chirurgico”.

“Dopo tre anni – continua la mamma – rileggendo i documenti ci siamo accorti che la TAC dice testualmente: “tutto nella norma, il setto nasale è in asse”, motivo per cui siamo in attesa del processo civile contro l’Ospedale”.
Ma non è questo il punto, che viene chiarito direttamente dalla ragazza, oggi 31enne. “Ho consultato specialisti, centri di terapia del dolore, di tutto e di più, ma il dolore neuropatico cronico è resistente a tutti i farmaci (li ho provati tutti, fans, antiepilettici, antidepressivi, compresi quelli alla morfina, con i vari effetti collaterali). Da due anni con mille difficoltà sono riuscita ad alleviare il dolore con farmaci contenenti Thc che assumo tramite vaporizzatore, con prodotti come il Bedrocan prima e da poco Bediol, ad un costo elevatissimo a totale carico del paziente. Ho reddito zero: sono impossibilitata a lavorare e ho bisogno di cure e assistenza”.

E in tutto questo, come se non bastasse la difficile esperienza vissuta, la famiglia si è ritrovata completamente sola: “La Commissione invalidità per tre volte mi ha attribuito il 67% d’invalidità permanente, nonostante gli aggravamenti. Sembra quasi che vogliano farmi credere che la mia patologia sia un lusso, un privilegio! I miei genitori pensionati mi curano, ma ora sono stremati dalle spese mediche. La Regione Piemonte mi dice che i farmaci sono a totale carico del paziente, di rivolgermi ai Servizi socio-assistenziali. I Servizi sociali dicono che è un problema sanitario. L’Azienda ospedaliera dichiara di non avere alcuna responsabilità medica professionale. Le istituzioni mi rimandano da un ufficio all’altro, nel momento in cui sto semplicemente chiedendo aiuto e che venga rispettato il mio diritto alla salute, un diritto basilare”.

“Da sei anni – continua – vivo questo dolore. L’indifferenza e la solitudine sono il comune denominatore della malattia. Ma la resistenza alle ingiustizie è più forte dell’angoscia e della disperazione, che sarebbero più comode alla burocrazia del sistema. Non si può abbandonare un malato a due genitori pensionati! Non mi sono mai rivolta agli organi della comunicazione perché non volevo diventasse occasione di fare pubblicità sulla mia disgrazia. Ma ho notato che ci sono notevoli ed evidenti conflitti d’interesse, minimi di fronte al mare dei miliardi che si sprecano, ma importanti nel mio caso. Chi “adotterà” il mio caso di sofferenza? Grazie a tutti quelli che mi risponderanno”.

fonte: http://www.cannabisterapeutica.info/2014/01/17/mia-figlia-si-cura-con-la-cannabis-ma-non-abbiamo-piu-soldi-per-comprarla-lappello-disperato-di-una-mamma-pensionata/

“Mia figlia si cura con la cannabis, ma non abbiamo più soldi per comprarla”, l’appello disperato di una mamma pensionata

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