Ecco come le nuove religioni spendono l'otto per mille

Pubblicato il da radiant catalyst

Da quest'anno anche induisti e buddisti partecipano alla spartizione delle quote del finanziamento pubblico. Vediamo cosa ne faranno.

Da un anno a questa parte i contribuenti ricevono un foglio per la destinazione dell'8 per mille che ha qualche casella in più rispetto al passato. Dal 2013 concorrono infatti alla ripartizione dei fondi - oltre a Stato, Chiesa cattolica, Tavola valdese, Unione italiana delle Chiese avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle comunità ebraiche italiane, Chiesa evangelica luterana in Italia - anche l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (Ucebi, che pur avendo stipulato un'intesa con lo Stato già nel 1993, ha rifiutato di ricevere i fondi 8 per mille fino al 2012), la Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa meridionale e la Chiesa apostolica in Italia. Questo in corso è invece il primo anno che i contribuenti possono scegliere di destinare la propria quota anche all'Unione induista italiana (Sanatana Dharma Samgha) e all'Unione buddhista italiana (Ubi). La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni - i mormoni - pur avendo sottoscritto un'intesa nel 2007, ratificata con legge 127 del 2012, ha rifiutato di partecipare alla ripartizione dell'8 per mille.

Vediamo come queste new entry hanno deciso di investire i fondi che riceveranno.

"Partecipa al nostro impegno"

Parte in pompa magna, con un sito ad hoc (www.8x1000ucebi.it) e sotto lo slogan "Partecipa al nostro impegno", la seconda campagna 8 per mille dei battisti italiani. «Partecipazione e impegno - ha spiegato il presidente dell'Ucebi, Raffaele Volpe (Nev, 12/3) - sono le parole chiave: l'impegno è quello delle Chiese battiste sul territorio italiano in favore di coloro che sono nel bisogno: carcerati, indigenti, emarginati, anziani, immigrati. La partecipazione è ciò che le Chiese battiste chiedono ai cittadini italiani con la firma 8 per mille a favore dell'Ucebi». Dall'assistenza nelle carceri ai corsi di italiano per migranti, sono tante le iniziative già in campo che i battisti si impegnano a portare avanti con sempre maggiore impegno grazie ai fondi dell'8 per mille.

Così come gli avventisti, le Assemblee di Dio in Italia e la Tavola valdese - che ha da poco lanciato la campagna 8 per mille di quest'anno, dal titolo "Liberiamo energie alternative" - l'Ucebi ha infatti deciso di destinare i fondi esclusivamente ad interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, in Italia e all'estero, e non per finalità di culto (mentre, come noto, Chiesa cattolica, ebrei e luterani li investono anche a questo scopo); ma, a differenza delle Assemblee di Dio, i battisti hanno deciso di partecipare anche alla ripartizione delle quote non espresse (così come valdesi e avventisti).

"Un aiuto in un gesto"

Anche la Chiesa apostolica in Italia, la quale, come ha raccontato ad Adista il segretario generale Filippo Mencarelli, conta circa 20mila fedeli, ha deciso di destinare i fondi che recepirà solo ad interventi sociali, culturali ed umanitari - slogan della campagna è "Un aiuto in un gesto" - ed ha deciso altresì di rinunciare ai fondi derivanti dalle quote non espresse, che rimarranno allo Stato. Nessun dato, né una stima sulle firme incassate lo scorso anno ma, ipotizza Mencarelli, «potrebbero scegliere di destinare il proprio 8 per mille alla Chiesa apostolica anche i fedeli di quelle confessioni che non hanno ancora stipulato un'intesa con lo Stato e che quindi non hanno accesso al meccanismo dell'8 per mille, come per esempio, quelli delle Chiese pentecostali con cui siamo in buoni rapporti».

Non di solo culto...

Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia, Unione induista italiana e Unione buddhista italiana hanno invece scelto di destinare i fondi anche a finalità di culto. «Ci siamo chiesti se fosse giusto o meno accedere al meccanismo dell'8 per mille», ha spiegato ad Adista Svamini Hamsananda Giri, vicepresidente dell'Unione induista italiana - comunità che conta circa 150mila fedeli - e «ci siamo risposti che, se lo Stato fosse perfettamente equo nella ripartizione delle risorse pubbliche, non ne avremmo proprio avuto bisogno.». Quanto alla proporzione tra fondi da destinare alle esigenze del culto e fondi da assegnare a scopi di carattere sociale, non si è ancora stabilito niente di preciso perché, prosegue la vicepresidente, «nella nostra comunità, i due piani si intrecciano»: «Destinare fondi alla costruzione di un tempio significa, per esempio, mettere in moto tutta una serie di attività che vi si svolgono, perché il tempio è una realtà sociale molto viva, è il cuore della comunità: diamo da mangiare a chi non ne ha, facciamo attività con ragazzi e bambini.». Ma perché un fedele di un'altra confessione dovrebbe destinare il proprio 8 per mille all'Unione induista? «Far crescere la diversità - ci ha risposto la vicepresidente - è una ricchezza per il Paese intero, perché un Paese in cui le religioni sono in armonia è un bene per tutti».

Dalla Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia non hanno voluto rilasciare alcun commento limitandosi a rimandarci a quanto scritto sul loro sito alla sezione 8 per mille: «La tua scelta non ti costa nulla, ma servirà ad aiutare altri tuoi fratelli ad avere punti di riferimento spirituale, come luoghi di culto, catechesi, incontro e unione delle comunità ortodosse di qualunque etnia, e un sostegno anche materiale per le persone sole e per le famiglie più bisognose».

A differenza di ortodossi e induisti che hanno deciso che anche i fondi derivanti dalle quote non espresse saranno destinati sia al culto che ad interventi sociali, l'Unione buddhista italiana - che ha scelto come slogan "Oggi la tua firma diventa un atto di risveglio. Della compassione" - ha deciso di devolvere questi fondi esclusivamente a interventi a carattere assistenziale e umanitario.



Ingrid Colanicchia, Adista

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